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La recensione di Mulholland Drive
realizzata da Alberto Crespi
il 15.02.02.

Può darsi il caso di un film che sia al tempo stesso bellissimo e incomprensibile? Ardua questione che riguarda anche alcuni geni del passato (Tarkovskij), Jancso, il Bunuel surrealista e persino il super-hollywoodiano Howard Hawks del Grande sonno, noir volutamente Indecifrabile). Se questi grandi potevano, perché David Lynch no? Il suo Mulholland Drive, da oggi nei cinema italiani dopo un premio per la regia a Cannes 2001 e un'inopinata candidatura all'Oscar, é un perfetto esempio di capolavoro misterioso. Non credete a chi vi dirà di aver capito la trama: mente. Nato come "pilota" di una serie tv che poi la rete Abc non ha voluto realizzare, Mulholland Drive é un gioioso enigma la cui vera protagonista é Los Angeles, messa a nudo con divertente cinismo. Uno dei pochi dati certi del film è proprio il titolo: Mulholland Drive é la strada che corre sinuosa sulle Hollywood Hills, dividendo la Los Angeles propriamente detta dal gigantesco sobborgo della San Fernando Valley. É una strada buia,tortuosa, dove é facile abbandonare un cadavere nella sterpaglia. Una strada che è anche un luogo dell'anima. E che é l'anima del film. É sulla Mulholland Drive che, nella prima sequenza, una ragazza sequestrata da due gangster rischia la vita: ma un provvidenziale incidente d'auto la salva dai bruti. Ferita, si allontana a piedi e giunge a Beverly Hills, dove si nasconde in un appartamento vuoto. In quella casa si stabilisce il mattino dopo Betty, nipote della proprietaria, arrivata fresca Fresca dal Canada con il sogno di sfondare nel cinema. Betty trova l'intrusa, crede sia una collega della zia ma ben presto capisce che c'è sotto qualcosa: la ragazza ha perso la memoria e sostiene di chiamarsi Rita solo perché ha visto un poster della Hayworth. Betty vuole aiutarla. Ma anche lei ha i suoi problemi. Deve sostenere un provino per un film il cui regista, Adam Cashier, é in un mare dei guai: degli assurdi gangster vogliono imporgli un'attrice e sono pronti a usare qualunque mezzo. Sono gli stessi gangster che hanno tentato di uccidere "Rita" o come diavolo si chiama? Cosa apre la chiave azzurra che "Rita" ha nella borsetta, assieme a un maloppo di dollari dei quali ignora totalmente la provenienza? E chi é quel vecchietto - stranamente somigliante al nano di Twin Peaks - che ascolta i dialoghi di tutti? Chi sono gli anziani coniugi arrivati a Los Angeles con lo stesso aereo di Betty? Chi è davvero Coco, la strana affittuaria dell'appartamento dove Betty vive? E chi è Diane Selwyn, una donna che forse é Rita o forse giace morta in casa sua da una settimana? Credete che non rispondiamo a queste domande per lasciarvi il gusto dello suspence? Nossignori! Saremmo emeriti bugiardi se millantassimo di averci capito qualcosa. Anche perché nella seconda parte, quando la chiave ha aperto una misteriosa scatole nella quale la macchina da presa si tuffa con voluttà, il film - come il precedente di Lynch, Strade perdute - entra in un ,universo parallelo dove Betty non é più Betty e Rita non é né Diane, né tantomeno Rita! L'unico modo di spiegare Mulholland Drive é ricorrere a Pasolini e alla famosa battuta del Fiore delle Mille e una notte: la verità non è in un sogno, ma in molti sogni, e forse Mulholland Drive é un universo in cui qualcuno sogna l'incubo A all'interno del quale qualcun altro sogno l'incubo B che rinvia all'incubo C dentro il quale c'è il tizio (o i tizi: attenzione alla scena iniziale nel fast-food, con quei due uomini che non rivedremo più) che ha sognato l'incubo di partenza. Un labirinto, inestricabile ma incredibilmente affascinante. Perché sul piano visivo Lynch é al suo meglio e tiene alta la tensione anche senza spiegare nulla, spingendo le due magnifiche attrici (la bionda Naomi Watts e la bruna Laura Harring) a una prova maiuscola. Mulholland Drive è come un quadro astratto: vietato chiedere cosa significhino" un Mondrian, un Pollock, un Picasso. Se siete fra coloro che pensarlo che quei tre non sappiano disegnare, non entrate in quella sala: vi arrabbiereste. Ma se siete disposti a vivere il cinema come un sogno ad occhi aperti, Mulholland Drive potrebbe essere non il film dell'anno, ma addirittura il film della vita.


L'Unità (15/02/2002) Alberto Crespi