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david Lynch

L'UOMO DI MISSOULA
Storia Lynchiana
Prima Parte: da Six Figures a Dune

"...avrei voluto fare lo psichiatra"

Premessa: la passione per l'opera del regista statunitense mi ha colpito in giovane età, in concomitanza con la visione di Twin Peaks. Da allora non si è mai sopita. Mi capita spesso di pensare alla produzione dell'Uomo del Montana e ancor più spesso di riguardarmela. Per questo motivo tornerò sovente su queste pagine, per rettificare, aggiungere e cancellare. Ogni volta che mi confronto con l'alchimia di immagini e suoni dell'artista scorgo nuovi, stimolanti spunti di riflessione.
Ho suddiviso la storia lynchiana in due parti, la prima delle quali racconta delle iniziali esperienze cinematografiche e, passando per il fondamentale lungometraggio Eraserhead, giunge al momento professionalmente meno felice del regista, ovvero Dune.
Ho guardato e riguardato la mia interpretazione del periodo sopracitato (quella che inizia tra qualche riga insomma...): ogni volta che lo faccio mi sento insoddisfatto. Ho come la sensazione di leggere il commento di un avvenimento realizzato da qualcuno che non lo ha realmente vissuto, che non era lì. E' che negli anni della formazione del cineasta io ero davvero troppo giovane per seguire e comprendere appieno le sue prime esternazioni artistiche. Dal crocevia twinpeaksiano tutto mi è stato più chiaro e da allora ho come avuto l'impressione di possedere la giusta chiave di lettura e interpretazione del pensiero lynchiano. Per questo tutte le opere succedutesi dagli anni 90 mi vedono maggiormente coinvolto. Vi invito pertanto a tornare su Lynchtown tra qualche giorno, per leggere e commentare la seconda parte de L'Uomo di Missoula, soprattutto perchè segnata dal serial televisivo più importante della fine del ventesimo secolo (non storcete il naso, please...): Twin Peaks.

Bob Sinisi


Il sito ufficiale
del regista

 

Non è facile iniziare a raccontare del geniale personaggio, in particolare se si ha intenzione di considerare le diverse allergie che lo affliggono. Penso all'avversione del Nostro nei confronti delle manie di catalogazione a tutti i costi, delle schedature forzate e alla sua comprensibile insofferenza verso i giornalisti che starnazzano mille "perché?" ogni volta che lui si trova a parlare delle intriganti (sotto)trame che caratterizzano le sue opere. Credo che l'Uomo di Missoula ( sua città natale, evocata da Bob The Killer/Frank Silva in occasione dell'omicidio di Maddy Ferguson/Sheryl Lee...amo il citazionismo lynchiano!) non gradirebbe granchè un cocktail di date, gossip insolenti e curiosità sulle sue attitudini zodiacali. Così, mi limito a ricordare che David è nato il 20 gennaio del 1946 e che la sua infanzia è stata piuttosto errabonda, a causa dei numerosi trasferimenti lavorativi del padre che gli permettono, però, di conoscere diverse zone del Nord U.S.A.. Presto il Nostro, accanto all'iniziale interesse per la natura (i boschi, in particolare...) scopre la passione per la pittura, frequentando in tal senso un istituto d'arte a Washington. E' il periodo nel quale David affitta uno studio insieme al grande amico Jack Fisk, sebbene qualche tempo dopo decida di trasferirsi a Boston e di iscriversi al locale Museum School. Dopo un breve (e alquanto deludente) viaggio nel Vecchio Continente, il futuro regista si iscrive (1965) alla Pennsylvania Academy Of Fine Arts di Philadelphia, città nella quale decide di stabilirsi. "La ricerca di Lynch è conclusa. Ha trovato l'ambiente culturale dei suoi sogni. 'Le scuole hanno alti e bassi, io sono capitato in un periodo eccezionale'. Qui come è noto conoscerà il lavoro degli actionpainters come Jackson Pollock, Franck Kline e Jack Tworkov (più tardi scoprirà anche Francis Bacon, Eward Hopper e il Doganiere Rousseau). Ed è sempre sui banchi di questa scuola che conoscerà la donna destinata a diventare la sua prima moglie, Peggy"
( da David Lynch di Michel Chion - Saggi n. 13 Lindau)


David si ritrova pertanto a pensare,
a ragionare per immagini e suoni. L'interazione tra la rappresentazione visiva e quella sonora costituirà il tema ricorrente nell'intera produzione lynchiana, che si inaugura nel 1967 con Six Figures: Il lavoro, della durata di un minuto (!), è concepito per essere proiettato su un singolare schermo che presenta diversi rilievi, rappresentanti delle teste. Nell'aprile del 1968 nasce la primogenita Jennifer (autrice del libro "Il Diario Segreto di Laura Palmer" e regista di Boxing Helena nel 1992), Philadelphia è una città sempre più violenta, Lynch e consorte scelgono di vivere in quartiere povero, la loro abitazione conta dodici stanze. Il Nostro ha i capelli molto lunghi e le tasche particolarmente vuote. Un milionario, H. Barton Wassermann, favorevolmente impressionato da Six Figures, gli offre una discreta somma perchè realizzi un altro filmpainting. In realtà quel danaro sarà utilizzato dal regista per produrre dopo qualche mese (con il beneplacito di Wassermann) The Alphabet. "Piccolo incubo sulla paura associata all'apprendistato, molto astratto, piuttosto conciso" sostiene l'autore.
The Grandmother (1970) è il terzo cortometraggio del giovane artista, incoraggiato nella realizzazione dalla borsa di studio appena ottenuta dall'American Film Institute. 34 minuti di suggestive immagini, girate essenzialmente dal vero e alternate a disegni animati. "E' del resto grazie al suono che Lynch scopre in questo film colui che diventerà un collaboratore importante dei suoi primi lungometraggi, Alan Splet, un tecnico e inventore di suoni..."
( da David Lynch di Michel Chion - Saggi n. 13 Lindau)

Stimolato dall'interesse nei confronti di questo lavoro da parte di diversi addetti ai lavori, il regista si trasferisce in California, per seguire gli Advanced Film Studies, scuola di cinema dell'AFI appena aperta a Beverly Hills - Los Angeles.
E' il 1970: il Nostro si immerge anima e core nel cinema, abbandonando (seppur parzialmente) la sua prima grande passione, la pittura. Sebbene David non sia un onnivoro consumatore di film, esistono autori e opere che maggiormente influiscono sulla sua successiva crescita artistica: Bergman (uno dei suoi film preferiti è Persona), Kubrick, Tati, Hitchcock (La Finestra Sul Cortile) e l'imprescindibile Fellini (Otto e Mezzo) spiccano tra gli altri.

Nasce nel 1972 l'idea del primo lungometraggio, un progetto che sulla carta andrebbe realizzato in sei settimane...Il regista impiegherà cinque anni per portare a termine Eraserhead, cult - movie in bianco e nero, dai gravosi costi economici e umani.
Lynch si ritrova nel 1973 privato del sostegno economico dell'AFI e di quello matrimoniale di Peggy, inizia a vivere all'interno degli Studios, nella camera del protagonista Henry Spencer/Jack Nance (si inaugura in tal senso quella strana commistione tra finzione e realtà, marchio di fabbrica, come vedremo, nella Golden Age del cineasta), lavorando di notte come fattorino per raggranellare qualche dollaro. Denaro che permette al resto dell'equipe di lavorare sul set e di concludere infine il film, proiettato in prima mondiale il 19 marzo 1977 a Los Angeles. Tra il pubblico, l'entusiasta distributore Ben Barenholtz, inventore del fenomeno del film-culto per proiezioni di mezzanotte (come El Topo di Jodorowsky). "La sua tattica consiste nel passare per un lungo periodo film che il pubblico deve scoprire a poco a poco, senza investimenti promozionali che rischierebbero di stroncare il fenomeno sul nascere. Nel 1977, Lynch si reca dunque a New York con Mary e passa due lunghi mesi a controllare la stampa di una buona copia (operazione che da sempre costituisce il suo incubo, e infatti in seguito criticherà violentemente quelle di Elephant Man)"
( da David Lynch di Michel Chion - Saggi n. 13 Lindau)

Apro una parentesi per segnalare che con Eraserhead nasce l'idea di famiglia artistica, di factory (di warholiana memoria) portata avanti negli anni dall'autore americano. Oltre al fedele Alan Splet (che rimarrà con il Nostro fino alla scomparsa, avvenuta agli inizi dello scorso decennio), inizia la lunga avventura con David di (John) Jack Nance. Lo sfortunato compagno di viaggio del cineasta, deceduto nel 1996, apparirà fino a quella data in tutti i lavori lynchiani, rappresentando una sorta di attore-feticcio. Si inaugura anche una fattiva collaborazione/amicizia con Catherine Coulson, moglie di Nance, dal 1990 universalmente riconosciuta come la Log Lady (La Signora del Ceppo) twinpeaksiana. Raggiungeranno la squadra, in occasione di Velluto Blu, il grande Angelo Badalamenti, la fedele Julee Cruise e (Jeffrey Beaumont/Dale Cooper) Kile MacLachlan, più volte identificato come una sorta di estensione del regista sul video, visto le numerose caratteristiche che accomunano i due. Poco dopo, in occasione delle registrazioni del seminale serial tv, Bob The Killer/Frank Silva, da assistente dello scenografo, si ritroverà improvvisamente ad impersonare lo spirito maligno. Una delle numerose intuizioni dell'artista, di quelle che gli vengono fuori improvvisamente: "Un giorno stavamo girando nella camera da letto di Laura Palmer e Frank era lì, a fare il suo lavoro. Stava spostando dei mobili. A un certo punto mise una cassettiera davanti alla porta. Così in quel momento Frank era nella stanza mentre tutti gli altri erano fuori, e qualcuno, non ricordo chi, fece: 'Frank, non rimanere bloccato nella stanza'. Allora mi venne un'illuminazione, e dissi: 'Frank, sei un attore?' 'Si' 'Vuoi recitare in questo film?' 'Certo!' 'Allora ci sarai!' 'Che cosa farò?' 'Non lo so ancora, ma sicuramente ci sarai.'.
(da Lynch Secondo Lynch - A cura di Chris Rodley - Baldini&Castoldi)

Mentre lavora intorno a Ronnie Rocket, progetto che non ha mai visto la luce, l'Uomo del Montana viene contattato da Stuart Cornfeld che, per conto del produttore Jonathan Sanger, gli propone di condurre la realizzazione cinematografica di Elephant Man. "John Merrick, il protagonista di Elephant Man, è vissuto alla fine del XIX secolo. Grazie alla documentazione fotografica dell'epoca si è potuto conoscerne l'aspetto. Fin dall'infanzia era afflitto da una malattia rara che rendeva la sua pelle spugnosa e cadente. Il suo cranio gigantesco era deformato da protuberanze. Sul volto, il labbro superiore sporgeva verso l'esterno, ricordando vagamente una proboscide...
( da David Lynch di Michel Chion - Saggi n. 13 Lindau)

Lynch si ritrova a girare in Inghilterra, dove resterà un anno, in compagnia tra gli altri di un grosso calibro: Anthony Hopkins, chiamato ad impersonare il Dottor Treves, protettore dell'uomo-elefante. Non solo elementi ingombranti, comunque, intorno al nostro uomo, che si avvale del supporto morale e della preziosa collaborazione del fedele Uomo dei Suoni Alan Splet con il quale riesce a ricreare scovolgenti ed efficaci ambientazioni sonore/visive. Il film viene presentato a New York nel 1980 e riscuote un enorme successo commerciale e di critica, conquistandosi 8 nominations agli Oscar ed un premio speciale ad Avoriaz.
Grazie al successo cinematografico, i media iniziano a curiosare intorno al cineasta:il becero interesse da guardoni che contraddistingue diversi giornalisti del settore si nutre delle strane abitudini del Nostro. Così si parla della sua passione per i berretti con la visiera e per le camicie bianche, rigorosamente abbottonate sino in cima, senza cravatta. Iniziano infine i racconti sulle sue (più o meno) presunte manie sezionatrici nei confronti di animali ed insetti morti ...

Giungono a David diverse proposte di lavoro, Lucas gli chiede di realizzare il terzo episodio di Star Wars, Coppola vorrebbe che girasse qualcosa per la propria società, la Zoetrope. Niente, il cineasta attende il plot stuzzicante che ritiene di riconoscere nell'adattamento cinematografico di Dune. Saga sci-fi firmata dallo statunitense Frank Herbert e originariamente pubblicata a episodi dalla rivista di fantascienza Analog.
Il film è un mezzo flop:"Dal punto dei vista dei rumori e degli ambienti sonori Dune, malgrado la nuova partecipazione di Alan Splet, resta stranamente una delusione"..."L'obbligo della durata sembra essere stato per Lynch il più pesante: 'Cercavamo di fare un film di due ore e mezza - dichiara - dunque piuttosto lungo per un film americano. A me piacciono i film europei. Mi piace anche 2001. Mi piacciono le scene lunghe, i silenzi e cose del genere. E sarà duro per me far stare il film come la vedo io in queste due ore e mezza'. Effettivamente, Dune porterà la traccia di questa costrizione sotto forma di disuguaglianze di ritmo tra le varie parti"..."Nel complesso, Dune è un insuccesso sia di pubblico che di critica, insomma un disastro, visto quel che è costato e le conseguenti aspettative".
( da David Lynch di Michel Chion - Saggi n. 13 Lindau)

Nessun problema, ci penserà la storia d'amore e di mistero del successivo Velluto Blu a risollevare il morale del nostro cineasta...

Bob Sinisi