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L'UOMO
DI MISSOULA
Storia Lynchiana
Prima Parte: da Six Figures a Dune
"...avrei
voluto fare lo psichiatra"
Premessa:
la passione per l'opera del regista statunitense mi
ha colpito in giovane età, in concomitanza con
la visione di Twin Peaks. Da allora non si è
mai sopita. Mi capita spesso di pensare alla produzione
dell'Uomo del Montana e ancor più spesso di riguardarmela.
Per questo motivo tornerò sovente su queste pagine,
per rettificare, aggiungere e cancellare. Ogni volta
che mi confronto con l'alchimia di immagini e suoni
dell'artista
scorgo nuovi, stimolanti spunti di riflessione.
Ho suddiviso la storia lynchiana in due parti, la prima
delle quali racconta delle iniziali esperienze cinematografiche
e, passando per il fondamentale lungometraggio Eraserhead,
giunge al momento professionalmente meno felice del
regista, ovvero Dune.
Ho guardato e riguardato la mia interpretazione del
periodo sopracitato (quella che inizia tra qualche riga
insomma...): ogni volta che lo faccio mi sento insoddisfatto.
Ho come la sensazione di leggere il commento di un avvenimento
realizzato da qualcuno che non lo ha realmente vissuto,
che non era lì. E' che negli anni della formazione
del cineasta io ero davvero troppo giovane per seguire
e comprendere appieno le sue prime esternazioni artistiche.
Dal crocevia twinpeaksiano tutto mi è stato più
chiaro e da allora ho come avuto l'impressione di possedere
la giusta chiave di lettura e interpretazione del pensiero
lynchiano. Per questo tutte le opere succedutesi dagli
anni 90 mi vedono maggiormente coinvolto. Vi invito
pertanto a tornare su Lynchtown tra qualche giorno,
per leggere e commentare la seconda parte de L'Uomo
di Missoula, soprattutto perchè segnata dal serial
televisivo più importante della fine del ventesimo
secolo (non storcete il naso, please...):
Twin Peaks.
Bob
Sinisi

Il
sito ufficiale
del regista
Non
è facile iniziare a raccontare del geniale personaggio,
in particolare se si ha intenzione di considerare le
diverse allergie che lo affliggono. Penso all'avversione
del Nostro nei confronti delle manie di catalogazione
a tutti i costi, delle schedature forzate e alla sua
comprensibile insofferenza verso i giornalisti che starnazzano
mille "perché?" ogni volta che lui
si trova a parlare delle intriganti (sotto)trame che
caratterizzano le sue opere. Credo che l'Uomo di Missoula
( sua città natale, evocata da Bob The Killer/Frank
Silva in occasione dell'omicidio di Maddy Ferguson/Sheryl
Lee...amo il citazionismo lynchiano!) non gradirebbe
granchè un cocktail di date, gossip insolenti
e curiosità sulle sue attitudini zodiacali. Così,
mi limito a ricordare che David è nato il 20
gennaio del 1946 e che la sua infanzia è stata
piuttosto errabonda, a causa dei numerosi trasferimenti
lavorativi del padre che gli permettono, però,
di conoscere diverse zone del Nord U.S.A.. Presto il
Nostro, accanto all'iniziale interesse per la natura
(i boschi, in particolare...) scopre la passione per
la pittura, frequentando in tal senso un istituto d'arte
a Washington. E' il periodo nel quale David affitta
uno studio insieme al grande amico Jack Fisk, sebbene
qualche tempo dopo decida di trasferirsi a Boston e
di iscriversi al locale Museum School. Dopo un breve
(e alquanto deludente) viaggio nel Vecchio Continente,
il futuro regista si iscrive (1965) alla Pennsylvania
Academy Of Fine Arts di Philadelphia, città nella
quale decide di stabilirsi. "La ricerca di Lynch
è conclusa. Ha trovato l'ambiente culturale dei
suoi sogni. 'Le scuole hanno alti e bassi, io sono capitato
in un periodo eccezionale'. Qui come è noto conoscerà
il lavoro degli actionpainters come Jackson Pollock,
Franck Kline e Jack Tworkov (più tardi scoprirà
anche Francis Bacon, Eward Hopper e il Doganiere Rousseau).
Ed è sempre sui banchi di questa scuola che conoscerà
la donna destinata a diventare la sua prima moglie,
Peggy"
( da David Lynch di Michel Chion
- Saggi n. 13 Lindau)
David si ritrova pertanto a pensare,
a ragionare per immagini e suoni. L'interazione tra
la rappresentazione visiva e quella sonora costituirà
il tema ricorrente nell'intera produzione lynchiana,
che si inaugura nel 1967 con Six
Figures: Il lavoro, della durata di un minuto
(!), è concepito per essere proiettato su un
singolare schermo che presenta diversi rilievi, rappresentanti
delle teste. Nell'aprile del 1968 nasce la primogenita
Jennifer (autrice del libro "Il Diario Segreto
di Laura Palmer" e regista di Boxing Helena nel
1992), Philadelphia è una città sempre
più violenta, Lynch e consorte scelgono di vivere
in quartiere povero, la loro abitazione conta dodici
stanze. Il Nostro ha i capelli molto lunghi e le tasche
particolarmente vuote. Un milionario, H. Barton Wassermann,
favorevolmente impressionato da Six
Figures, gli offre una discreta somma perchè
realizzi un altro filmpainting. In realtà quel
danaro sarà utilizzato dal regista per produrre
dopo qualche mese (con il beneplacito di Wassermann)
The
Alphabet. "Piccolo incubo sulla
paura associata all'apprendistato, molto astratto, piuttosto
conciso" sostiene l'autore.
The
Grandmother (1970) è il terzo cortometraggio
del giovane artista, incoraggiato nella realizzazione
dalla borsa di studio appena ottenuta dall'American
Film Institute. 34 minuti di suggestive immagini, girate
essenzialmente dal vero e alternate a disegni animati.
"E' del resto grazie al suono che Lynch scopre
in questo film colui che diventerà un collaboratore
importante dei suoi primi lungometraggi, Alan Splet,
un tecnico e inventore di suoni..."
(
da David Lynch di Michel Chion - Saggi n. 13 Lindau)
Stimolato dall'interesse nei confronti di questo lavoro
da parte di diversi addetti ai lavori, il regista si
trasferisce in California, per seguire gli Advanced
Film Studies, scuola di cinema dell'AFI appena aperta
a Beverly Hills - Los Angeles.
E' il 1970: il Nostro si immerge anima e core nel cinema,
abbandonando (seppur parzialmente) la sua prima grande
passione, la pittura. Sebbene David non sia un onnivoro
consumatore di film, esistono autori e opere che maggiormente
influiscono sulla sua successiva crescita artistica:
Bergman (uno dei suoi film preferiti è Persona),
Kubrick, Tati, Hitchcock (La Finestra Sul Cortile) e
l'imprescindibile Fellini (Otto e Mezzo) spiccano tra
gli altri.
Nasce nel 1972 l'idea del primo lungometraggio, un progetto
che sulla carta andrebbe realizzato in sei settimane...Il
regista impiegherà cinque anni per portare a
termine Eraserhead,
cult - movie in bianco e nero, dai gravosi costi economici
e umani.
Lynch si ritrova nel 1973 privato del sostegno economico
dell'AFI e di quello matrimoniale di Peggy, inizia a
vivere all'interno degli Studios, nella camera del protagonista
Henry
Spencer/Jack Nance (si inaugura in tal senso
quella strana commistione tra finzione e realtà,
marchio di fabbrica, come vedremo, nella Golden Age
del cineasta), lavorando di notte come fattorino per
raggranellare qualche dollaro. Denaro che permette al
resto dell'equipe di lavorare sul set e di concludere
infine il film, proiettato in prima mondiale il 19 marzo
1977 a Los Angeles. Tra il pubblico, l'entusiasta distributore
Ben Barenholtz, inventore del fenomeno del film-culto
per proiezioni di mezzanotte (come El Topo di Jodorowsky).
"La sua tattica consiste nel passare per un lungo
periodo film che il pubblico deve scoprire a poco a
poco, senza investimenti promozionali che rischierebbero
di stroncare il fenomeno sul nascere. Nel 1977, Lynch
si reca dunque a New York con Mary e passa due lunghi
mesi a controllare la stampa di una buona copia (operazione
che da sempre costituisce il suo incubo, e infatti in
seguito criticherà violentemente quelle di Elephant
Man)"
(
da David Lynch di Michel Chion - Saggi n. 13 Lindau)
Apro una parentesi per segnalare che con Eraserhead
nasce l'idea di famiglia artistica, di factory (di warholiana
memoria) portata avanti negli anni dall'autore americano.
Oltre al fedele Alan
Splet (che rimarrà con il Nostro
fino alla scomparsa, avvenuta agli inizi dello scorso
decennio), inizia la lunga avventura con David di (John)
Jack Nance. Lo sfortunato compagno di viaggio
del cineasta, deceduto nel 1996, apparirà fino
a quella data in tutti i lavori lynchiani, rappresentando
una sorta di attore-feticcio. Si inaugura anche una
fattiva collaborazione/amicizia con Catherine Coulson,
moglie di Nance, dal 1990 universalmente riconosciuta
come la Log Lady (La Signora del Ceppo) twinpeaksiana.
Raggiungeranno la squadra, in occasione di Velluto
Blu, il grande Angelo
Badalamenti, la fedele Julee Cruise e (Jeffrey
Beaumont/Dale Cooper) Kile MacLachlan, più volte
identificato come una sorta di estensione del regista
sul video, visto le numerose caratteristiche che accomunano
i due. Poco dopo, in occasione delle registrazioni del
seminale serial tv, Bob The Killer/Frank
Silva, da assistente dello scenografo, si
ritroverà improvvisamente ad impersonare lo spirito
maligno. Una delle numerose intuizioni dell'artista,
di quelle che gli vengono fuori improvvisamente: "Un
giorno stavamo girando nella camera da letto di Laura
Palmer e Frank era lì, a fare il suo lavoro.
Stava spostando dei mobili. A un certo punto mise una
cassettiera davanti alla porta. Così in quel
momento Frank era nella stanza mentre tutti gli altri
erano fuori, e qualcuno, non ricordo chi, fece: 'Frank,
non rimanere bloccato nella stanza'. Allora mi venne
un'illuminazione, e dissi: 'Frank, sei un attore?' 'Si'
'Vuoi recitare in questo film?' 'Certo!' 'Allora ci
sarai!' 'Che cosa farò?' 'Non lo so ancora, ma
sicuramente ci sarai.'.
(da
Lynch Secondo Lynch - A cura di Chris Rodley - Baldini&Castoldi)
Mentre lavora intorno a Ronnie Rocket, progetto che
non ha mai visto la luce, l'Uomo del Montana viene contattato
da Stuart Cornfeld che, per conto del produttore Jonathan
Sanger, gli propone di condurre la realizzazione cinematografica
di Elephant
Man. "John Merrick, il protagonista
di Elephant Man, è vissuto alla fine del XIX
secolo. Grazie alla documentazione fotografica dell'epoca
si è potuto conoscerne l'aspetto. Fin dall'infanzia
era afflitto da una malattia rara che rendeva la sua
pelle spugnosa e cadente. Il suo cranio gigantesco era
deformato da protuberanze. Sul volto, il labbro superiore
sporgeva verso l'esterno, ricordando vagamente una proboscide...
(
da David Lynch di Michel Chion - Saggi n. 13 Lindau)
Lynch si ritrova a girare in Inghilterra, dove resterà
un anno, in compagnia tra gli altri di un grosso calibro:
Anthony Hopkins, chiamato ad impersonare il Dottor Treves,
protettore dell'uomo-elefante. Non solo elementi ingombranti,
comunque, intorno al nostro uomo, che si avvale del
supporto morale e della preziosa collaborazione del
fedele Uomo dei Suoni Alan Splet con il quale riesce
a ricreare scovolgenti ed efficaci ambientazioni sonore/visive.
Il film viene presentato a New York nel 1980 e riscuote
un enorme successo commerciale e di critica, conquistandosi
8 nominations agli Oscar ed un premio speciale ad Avoriaz.
Grazie al successo cinematografico, i media iniziano
a curiosare intorno al cineasta:il becero interesse
da guardoni che contraddistingue diversi giornalisti
del settore si nutre delle strane abitudini del Nostro.
Così si parla della sua passione per i berretti
con la visiera e per le camicie bianche, rigorosamente
abbottonate sino in cima, senza cravatta. Iniziano infine
i racconti sulle sue (più o meno) presunte manie
sezionatrici nei confronti di animali ed insetti morti
...
Giungono a David diverse proposte di lavoro, Lucas gli
chiede di realizzare il terzo episodio di Star Wars,
Coppola vorrebbe che girasse qualcosa per la propria
società, la Zoetrope. Niente, il cineasta attende
il plot stuzzicante che ritiene di riconoscere nell'adattamento
cinematografico di Dune.
Saga sci-fi firmata dallo statunitense Frank Herbert
e originariamente pubblicata a episodi dalla rivista
di fantascienza Analog.
Il film è un mezzo flop:"Dal punto dei vista
dei rumori e degli ambienti sonori Dune, malgrado la
nuova partecipazione di Alan Splet, resta stranamente
una delusione"..."L'obbligo della durata sembra
essere stato per Lynch il più pesante: 'Cercavamo
di fare un film di due ore e mezza - dichiara - dunque
piuttosto lungo per un film americano. A me piacciono
i film europei. Mi piace anche 2001. Mi piacciono le
scene lunghe, i silenzi e cose del genere. E sarà
duro per me far stare il film come la vedo io in queste
due ore e mezza'. Effettivamente, Dune porterà
la traccia di questa costrizione sotto forma di disuguaglianze
di ritmo tra le varie parti"..."Nel complesso,
Dune è un insuccesso sia di pubblico che di critica,
insomma un disastro, visto quel che è costato
e le conseguenti aspettative".
(
da David Lynch di Michel Chion - Saggi n. 13 Lindau)
Nessun problema, ci penserà la storia d'amore
e di mistero del successivo Velluto
Blu a risollevare il morale del nostro cineasta...
Bob
Sinisi
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